I (forse) magnifici 3 drink di Elvezio Grassi

Nel 1936 Elvezio Grassi pubblicò 1000 Misture. Di copie originali dell’epoca non ne esistono più (se le trovate hanno prezzi poco accessibili). Tuttavia il testo è stato ripubblicato nel 2020 e oggi è disponibile. Dare uno sguardo alle pagine è come fare un viaggio nel tempo in un’epoca in cui la miscelazione italiana cercava una sua identità, mescolando l’eleganza internazionale con lo spirito futurista e autarchico del tempo.

Vi presentiamo tre cocktail curiosi ed estremamente rappresentativi tratti dal libro:

1. Cocktail Ardent

In quel periodo, il Futurismo influenzava tutto, anche il bar (dove i cocktail non potevano più essere chiamati con questo nome, bensì “coda di gallo” o “polibibite”). L’Ardent è una miscela che gioca su sapori forti e contrastanti.

• Ingredienti:

o 1/3 di Cognac

o 1/3 di Vermouth Amaro (tipo Punt e Mes)

o 1/3 di Curaçao

o 2 gocce di tintura di iodio (all’epoca usata in micro-dosi per dare una nota chimica/sapida, oggi assolutamente sostituita da bitter aromatici!)

• Perché è interessante: rappresenta la sperimentazione estrema degli anni trenta. Grassi lo descriveva come un drink capace di “scuotere i sensi”.

2. Cocktail “Dux”

Non si può ignorare il contesto storico del libro. Il “Dux” era un drink creato per omaggiare il regime, ma tecnicamente interessante per l’uso di ingredienti tipicamente italiani.

• Ingredienti:

o 1/3 di Gin

o 1/3 di Vermouth Dry

o 1/3 di Liquore Strega (o Galliano)

o Una spruzzata di Assenzio

• Perché è curioso: è un drink molto erbaceo e complesso. L’aggiunta dello Strega (liquore alle erbe di Benevento) conferisce un colore dorato e un aroma di zafferano e menta che lo rende unico rispetto ai classici Martini dell’epoca.

3. Cocktail “Harry’s Bar”

Elvezio Grassi incluse nel suo libro una ricetta dedicata proprio al bar di Harry MacElhone (l’autore di ABC of cocktails), dimostrando quanto fosse connesso con l’élite internazionale dei barman.

• Ingredienti:

o 1/2 di Gin

o 1/4 di Dubonnet (un vino aromatizzato francese)

o 1/4 di Vermouth Rosso

o Una scorza d’arancia spremuta sopra

• Perché è curioso: è una variante del Negroni o del Martinez, ma più vellutata grazie al Dubonnet. È la prova del legame tra la scuola italiana di Grassi e quella “Barfly” di Parigi. Tale legame si manifesterà anche in altri riferimenti, come quelli con RIP, l’autore di Cocktail de Paris.

Una curiosità sullo stile di Grassi

Elvezio Grassi non era solo un ricettatore, ma un teorico. Nel suo libro insisteva molto sulla “psicologia del barman”: sosteneva che il barman dovesse essere un confessore, un amico e un chimico allo stesso tempo. Con quest’ultima concezione anticipa di decenni il concetto di mixologist moderno.

Nota storica: molti dei nomi dei cocktail nel libro di Grassi furono italianizzati per via delle leggi dell’epoca (il regime fascista vietava i nomi stranieri), quindi troveremo spesso “Arlecchino” invece di “Harlequin” o “Senza nome” per drink che oggi chiameremmo “Signature”.

A proposito di Mussolini, quest’ultimo promuoveva l’autarchia (l’autosufficienza economica). In questo senso, Grassi valorizzò enormemente i prodotti italiani come il Vermouth, il Bitter, la Grappa e i liquori nazionali (come lo Strega o il Galliano), cercando di creare un’arte del bere che non dipendesse dai prodotti d’importazione come il Gin inglese o il Cognac francese. Il barman “fascista” doveva saper creare meraviglie usando solo ciò che la terra italiana offriva.

Il libro è pubblicato da Sandit Libri.

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